Perché abbiamo bisogno di software di descrizioni flessibili

Leggo dalla mailing list di ica-atom la domanda di un utente italiano che chiede:

Hi!
I’m Patrizia, a university student and I’ve recently started to use
ICA AtoM for a project.
For this project I need to add new metadata to extend the Dublin Core
standard. Please can you tell me if I can do this from the web
interface, as I do to add taxonomical terms?
If not, how can I do that?
Thanks a lot.

Sostanzialmente si chiede se con ICA-AtoM sia possibile estendere i campi descrittivi popolando adeguatamente l’interfaccia di data entry.

La risposta ahimè è no.

ICA AtoM è un software in buona parte basato sulla logica degli EAV model, ovvero si basa su accoppiate di chiave/valore. Quindi è, teoricamente, estensibile con l’aggiunta di nuovi campi o anche differenti standard descrittivi. Ma questo modifica richiede un intervento sul codice visto che i campi per l’inserimento sono “hard coded” (codificati direttamente all’interno del codice).

Soluzione? Usare Topincs, o forse l’ho già detto in passato?

A parte gli scherzi (ma neanche tanto) qui abbiamo un caso concreto di archivista italiana che ha bisogno di un software che sia flessibile rispetto alle singole esigenze di descrizioni. Come si potrà/dovrà comportare il sostituto di Sesamo/Guarini, l’Aggeggio, il Coso, il Guaresimo, sì insomma il nuovo software di descrizione archivistica?