Seconda conferenza nazionale degli archivi: riepilogo del workshop standard e metadati

Come promesso alcune considerazioni. Già in altri lidi si sono susseguiti “wrap-up”, come direbbero gli anglofoni, a cui rimando:

Cercherò di delineare alcuni spunti su cui poi eventualmente tornare su, sul workshop Standard e metadati

L’intervento di Stefano Vitali ha delineato quale può essere nei prossimi anni il percorso degli standard archivistici descrittivi e di struttura dati: sostanzialmente si tratta, come accaduto al mondo bibliotecario con le ISBD consolidate, di inquadrare i quattro differenti standard in un unico documento che sottolinei le relazioni fra le diverse parti e che uniformi terminologia e sezioni (ISAD(g) sembra effettivamente alieno, dal punto di vista delle aree se confrontato con i suoi tre “fratelli”).

Dal punto di vista degli standard di struttura dati, invece, dopo il grande sforzo di sintesi che è stato EAC-CPF si pensa di ragionare su una versione maggiormente rigida e semanticamente meno flessibile di EAD, che lo renda quindi più utile come formato di interscambio e meno come strumento per digitalizzare inventari cartacei. Non sarà facile, visto la diffusione consolidata di EAD in taluni ambiti (penso in Germania ad esempio). Per quanto riguarda i soggetti conservatori c’è da capire se valga la pena di mettere mano a EAG per fornire uno schema XML per descrivere i soggetti conservatori. Le mie conoscenze di EAG risalgono alla tesi (ormai lontano 2005, il tempo passa..) ma per quello che ricordo non mi diede l’impressione di chiarezza che ho avuto con il nuovo EAC-CPF. Ecco io spererei piuttosto in un EAC-IAH e un EAC-F, si vedrà.

Infine Stefano Vitali illustra i rapporti ipotizzabili fra SAN, Apenet e Europeana e l’ “insofferenza” che gli archivisti avvertono nello schiacciare i loro dati all’interno del dublin core (pur qualificato) anche per semplificazioni semantiche (la più evidente e indigesta il soggetto produttore che diventa creator). Maristella Agosti nel suo intervento seguente sottolineerà come la corretta strutturazione semantica dei dati rimane nei sistemi originari, mentre in un aggregatore, con scopo di ricerca, si debba necessariamente ricorrere a tracciati semplificati entro cui mappare la ricchezza dei propri dati. Inoltre sottolinea come il problema delle informazioni gerarchiche è sicuramente pressante e a questo prova a dare risposta un modello basato sugli insiemi proposto dall’ing. Nicola Ferro. L’intervento della prof.sa Agosti risulta anche molto puntuale nell’illustrare a vari livelli cosa si intende per interoperabilità problema che solo in ultima istanza è tecnologico.

Si passa a parlare di alcuni “strumenti” per veicolare i nostri dati (MAG) e aggregatori di questi dati (culturitalia).
Interventi ricchi, forse troppo, visto quanto hanno esondato rispetto ai tempi previsti (una costante della conferenza).

Molto interessante il quadro che Cristina Magliano disegna sul futuro del MAG. Deve essere onesto: capisco assolutamente l’esigenza di elaborare forme sfumate di passaggio verso METS e in questo senso seguo con molto interesse i risultati della commissioni Di Iorio – Ciotti – Bergamin. Sicuramente è condivisibile l’idea di far “sopravvivere” MAG all’interno di METS, ma questo io l’avrei vista come soluzione per il recupero del pregresso, mentre difficilmente la vedo come soluzione soddisfacente per lavori futuri. L’indirizzo non sembra invece questo e pare che si vada verso a una “vita” futura, ipotizzando anche un MAG 3.0. Non ne sono convinto, non vorrei fosse accanimento terapeutico, ci dovrò riflettere ancora, magari con un post dal titolo polemico come “MAG must die” (con tanti ringraziamenti a Roy Tennant).

La seconda tavola rotonda ha rivestito per me un grande interesse, ne tratteggio solo alcuni punti da approfondire in seguito.

Federico Valacchi, tre punti su cui non ho mai riflettuto abbastanza:

  • reale diffusione degli standard che a volte si è portati a dare per scontati ma che (anche vedendo la risposta del pubblico) non lo sono
  • integrazioni di inventari datati (pre ISAD(g)) nei sistemi digitali senza smembrarli (segmentare le informazioni in livelli descrittivi è oneroso, dovendo riscrivere lo strumento, ma soprattutto con risultati non sempre coerenti)
  • se prevale la ricerca su google, invece che a partire dai sistemi, questi vanno ripensati per non essere solo punti di partenza, ma di ripartenza (cioè una volta che si è arrivati nel sistema da una ricerca su google da lì deve essere possibile rilanciare ricerche, raffinarle, navigare eyc)

Dal mio canto ho parlato del problema di costruire sistemi e software (pensando a un Digital Asset Management Systems, ma anche a un nuovo software di inventariazione archivstica) che siano flessibili in modo da poter digerire standard descrittivi differenti e da poter essere estesi senza dover re-ingegnerizzare ogni volta il sistema. Su questa tematica si è parlato di soluzioni basate su XML, Entity Attribute Value model e, manco a dirlo, Topic Maps.

Infine Francesca Ricci ha portato alcune riflessioni su CAStE-R e sugli standard di struttura dati usati al suo interno:

  • i soggetti conservatori sono decritti in EAG e questo mi sembra molto importante anche alla luce delle considerazione iniziali di Vitali
  • si era preso in esame EAC, ma non è sembrato congruo per una descrizione dei soggetti conservatori; si sta valutando con attenzione anche il nuovo eac-cpf in questo senso
  • le descrizioni precedenti (in Sesamo) sono state riversate in EAD (le future descrizioni dovrebbero essere fatte in buona parte con xDams che già utilizza un EAD leggermente modificato

Più o meno questo è tutto, riprende in toto le considerazioni del coordinatore Maurizio Savoja che ha constatato  come una simile affluenza di pubblico (oltre 200 partecipanti al workshop) così tenace (i lavori si sono chiusi alle 13:45) mostra come l’argomento degli standard e dei metadati sia piuttosto sentito aldilà degli aspetti puramente tecnici.

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