Raggruppare per opera? Sì, ma cum iudicio

Recentemente sto inserendo, lentamente, tutte le mie letture e i miei posseduti in due “social library”: anobii e librarything (per chi fosse interessato troverà le mie biblioteche in costruzione qui e qui).

Sicuramente fra i due librarything ha spunti maggiori per un utiizzo non esclusivamente personale e, dunque, un possibile interesse per le biblioteche.

Ma non è mia intenzione lanciarmi in una comparazione né analizzare gli utilizzi di librarything nella nostra vita reale di bibliotecari.

Ciò che mi interessa è focalizzarmi su una delle caratteristiche identificative di librarything, ovvero il “raggruppamento per opera“.
Sostanzialmente in librarything seguendo suggerimenti automatici e semi-automatici vengono proposti accorpamenti di edizioni (manifestazioni se vogliamo usare il lessico di FRBR) e il bibliotecario che è in ognuno di noi può tagliare, cucire, separare, incollare le differenti edizioni nel tentativo di comporre il grande quadro che è l’opera.

Ovviamente tutto questo ha uno scopo pratico, che è quello di poter raggruppare recensioni, voti e copertine superando la barriera della singola edizione.

Lascio per il momento stare quanto questa forma di collaborazione sia efficace (lo è in buona parte dei casi, anche se si osservano le inevitabili devianze come un Harry potter e il principe mezzosangue unito – chissà, magari per un distorto concerto del super-work –  da qualcuno a Harry potter and the order of phoenix…

Mi concentro, invece, sull’efficacia nell’ottica dell’obiettivo: copertine, voti, recensioni.

Personalmente non vedo l’utilizzo o il vantaggio del raggruppamento per opera in quei campi.
Mi spiego: la copertina ha, per me, un preciso scopo: quello di identificare più rapidamente un’edizione o, nel singolo caso della mia biblioteca, direttamente un esemplare.
Dunque non ho vantaggio ad assegnare una copertina “generica” se non è presente quella della mia edizione.
In questo caso io ravviso un non-vantaggio (non parlo di svantaggio proprio perché è sempre possibile scegliere la copertina corretta, se presente, o non selezionare nulla).

Parliamo di voti e recensioni: è corretto votare o recensire un’opera? Molti direbbero di sì, se ti è piaciuto harry potter con la copertina rigida ti sarà piaciuto allo stesso modo la versione economica.
Ma in questo preciso esempio ci muoviamo sempre nell’alveo della stessa espressione.
La recensione è davvero indipendente dal modo in cui l’opera si esprime?
Non ne sono convinto: personalmente ho espresso un voto negativo, talvolta estremamente negativo, per manuali di informatica la cui traduzione era pessima (mentre, mi dicono, che l’originale inglese sia godibile e valido).
Dunque il voto e la recensione sono fortemente dipendenti dalla traduzione (almeno nel mio caso).
Si potrebbe obiettare che ciò emerge solo in campo informatico e di traduzione tecniche (dove si balla con difiicoltà fra la necessità di tradurre e rendere i termini tecnici, senza sforare in diabolici “embeddare” o nel più subdolo “monitorare” o al “prestito di ritorno” – un po’ come avviene con l’immondizia e la germania, per capirci – “scannerizzare”).
Dal mio punto di vista no, non è limitato a questo.
Leggo un commento: “Come scrive bene la Rowling…”
Mi chiedo se sia sicuro di averla mai letta o, piuttosto, non abbia letto la Rowling espressa per mano di Beatrice Masini.
E ancora, il pessimo voto è all’Enenide (con quale coraggio? :-D) o alla traduzione di PincoPalla che non è paragonabile a quella di Luca Canali?

Lascio l’interrogativo sospeso, sottolineando come, a mio avviso, emerga con forza l’importanza dell’espressione (che, peraltro, era già stata messa in luce, per altri versi da Karen Coyle).

2 thoughts on “Raggruppare per opera? Sì, ma cum iudicio

    • Già ma mi sembra che le nuove regole di catalogazione come le REICAT vanno nella direzione di richiedere al bibliotecario-catalogatore simili controlli

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