Nasce JLIS

A poco ore dalla sua presentazione ufficiale, oggi presso la Biblioteca del Dipartimento di studi sul Medioevo e Rinascimento dell’Università di Firenze, è uscito il primo numero di JLIS (Rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell’informazione).

Cos’ha di importante questa rivista?

Che è la prima rivista ad accesso aperto italiana (in italiano e in inglese) nell’ambito delle Library Information Science (sulla mailing list AIB-CUR c’è chi si è interrogato se non sia un clone di altre esperienze: pur sottolineando l’importanza per la diffusione della letteratura scientifica avuta in questi anni dal Bollettino AIB, mi sembra che le differenze e le novità siano evidenti).

Un doveroso ringraziamento credo vada attribuito al prof. Mauro Guerrini, direttore della rivista, per aver promosso e favorito l’iniziativa e a Andrea Marchitelli per averla portata a compimento.

Come sostenevo tempo fa, l’accesso non è solo gratuito ma libero e la licenza degli articoli è semplice e minimale: CC-BY (creative commons attribution).

Nel primo numero ci sono diversi saggi che colpiscono la mia attenzione, sicuramente una menzione particolare va a:

Pecora nera è l’articolo dello scriba di questo blog:  “Descrizioni archivistiche e web semantico, un connubio possibile?” non ve lo consiglio, ma nelle notti di luna piena può essere una cura contro l’insonnia.

Liberato Navigating through archives, libraries and museums: Topic Maps as a harmonizing instrument

Con colpevole ritardo, ho notato sul progetto Romeo di Sherpa che la politica di Springer Verlag verso l’open access e il self archiving è piuttosto poco restrittiva permettendo l’archiviazione sia di preprint sia di postprint.

Ho colmato questo ritardo inserendo su E-LIS Navigating through archives, libraries and museums: Topic Maps as a harmonizing instrument, il mio capitolo del libro Charting the Topic Maps Research and Applications Landscape: First International Workshop on Topic Map Research and Applications, TMRA 2005, Leipzig (Germany) October 6-7, 2005, Revised Selected Papers, atti di convegno del convegno di Lipsia TMRA ’05.

Abstract:

The paper deals with the possibility of creating a topic map based system where different sectors of cultural heritage would interact with users, by monitoring the navigation histories of users and the statistics on the searches, in order to authorize variant form of names. The problem of managing different sectors and harmonizing them both from a structural and a semantic view point, by using Topic Maps, is also discussed. With regards to this, we are introducing two projects, which are largely based on the above mention use of Topic Maps.

Full Text (PDF)

Openlibrary: primi passi

Qualche giorno fa (cfr. openlibrary un gnu manifesto per le biblioteche) avevo illustrato il progetto openlibrary, volto a garantire un accesso libero e condiviso ai documenti (uso un termine generico volutamente) e ai loro metadati.

Da pochi giorni è disponibile un piccolo esempio di ciò che openlibrary mira ad essere e vuole mettere a disposizione.

http://demo.openlibrary.org/

Da quel poco che si intravede il progetto appare molto interessante, innovativo e, inutile dirlo, quel tasto “edit” di fianco ai medatadi di una pubblicazione è piuttosto significativo.

A riguardo sembrano interessanti i dibattiti sull’argomento iniziati su AIB-CUR (Debutto e demo per la “Open Library”) e su NGC4LIB (technology demo of Open Library – Now Open!)

OpenLibrary.org – accesso libero e universale ai libri: un gnu manifesto per le biblioteche

Soundtrack per il post: Free Software Song – Richard Stallman

Credo che la definizione “un gnu manifesto per le biblioteche” riassuma tutto il mio pensiero e l’entusiasmo a riguardo: leggendo la presentazione del progetto mi è sembrato di essere catapultato nel 1983 davanti al famoso messaggio di Richard Stallman al newsgroup net.unix-wizards o davanti al gnu manifesto (se mi si perdona il paragone ardito da biblioteconomo eccessivamente entusiasta ;)).

Le considerazioni alla base di OpenLibrary possono essere riassunte in:

  • mancanza di sistemi di cooperazione per biblioteche liberi, aperti e scalabili (con un occhio d’attenzione, quindi, per le biblioteche di piccole dimensioni, scolastiche etc.): i diversi ILS infatti sono pensati maggiormente per la singola biblioteca piuttosto che per la condivisione aperta (è doveroso citare i nuovi ILS interamente web-based come EOSWEB, tuttavia anche in questo caso il target è il singolo, pur inteso come consorzio, rete etc. e non la comunità). Reti come OCLC invece mancano delle caratteristiche di open e free (inteso, in questo caso, sia come parlare libero che birra gratis) e i loro dati sono avviabili solo sotto licenza. Progetti come google book o wikibook appaiono ancora troppo giovani per potersi candidare come sostituti autorevoli;
  • quasi l’84% degli utenti cerca informazioni (anche bibliografiche) su internet con motori di ricerca e l’80% di loro ritiene affidabili le informazioni che trova. Questo è un potenziale rischio sia lato utente (non ottengono le informazioni cercate o, banalmente, non trovano il libro cercato) sia lato biblioteche (che diventano così meno rilevanti nella ricerca delle informazioni poiché non consultabili tramite i canali ormai diffusi). OpenLibrary si propone, dunque, di ridurre questa distanza
  • sommare competenze e soluzioni diverse a partire da:
    • il sito web costruito e mantenuto dall’Internet Archive
    • un catalogo centrale unico costruito a partire dal Catalogo della Library of Congress, dai feeds ONIX degli editori e dai libri scanditi (per la polemica scandire, scansionare, scannare si veda l’Accademia della Crusca) dall’OCA (Open Content Alliance);
    • struttura colaborativa (wiki) con la possibilità dei partecipanti (istituzioni e biblioteche) di modificare e aggiungere informazioni ai singoli libri;
    • una versione multiutente (multibiblioteca) di Scriblio da integrare con OpenLibrary.org: scriblio (ex WPOPAC, in italiano recensito da The Geek Librarian) è un OPAC basato su wordpress ed è stato pensato per singole biblioteche (si veda ad esempio la Lamson Library), tuttavia come wordpress ha una propria versione multiutente (wordpressMU, peraltro alla base proprio di wordpress.com) così la Plymouth State University sta sviluppando una versione multiutente di Scriblio;
    • le digitalizzazioni fin qui effettuate dall’OCA, anche queste da integrare e metter a disposizione su OpenLibrary.org;

Credo di aver tediato fin troppo e occupato anche eccessivo spazio, il consiglio è di analizzare i primi passi effettuati (su OpenLibrary.org) e il piano di sviluppo previsto sui due anni direttamente dall’articolo originale (disponibile anche in versione PDF).

Open Access? Sì, ma ricordiamoci le licenze!

Soundtrack per il post: Eagle Fly Free – Helloween

Open Access…

Accesso aperto, libero, ma spesso direi (purtroppo) solo gratuito alla conoscenza…

Non è mia intenzione criticare nessuna esperienza di Open Access Archive, anzi, sono generalmente esperienze di estremo interesse e di sicura utilità.

Tuttavia voglio porre l’accento su una questione che da tempo alberga, minacciosa :D, dentro di me. L’uso delle licenze:

  • un repository come E-LIS non prevede nei numerosi campi da compilare nell’inserimento di nuovo materiale la voce licenza (neanche come opzionale). Questa situazione è comune a molti Open Access Archive e, di default, a diversi open-source digital archiving system.
    Credo di essere uno dei pochi, se non l’unico, ad aver esplicitamente indicato (nell’abstract non avendo altro campo disponibile) la licenza (nel mio caso la solita cc-by-sa) sotto la quale rilasciavo il mio lavoro.
    Nei casi in cui la licenza non viene indicata vige, ovviamente, “all rights reserved”, tutti i diritti sono riservati.
    E-LIS però prevede delle eccezioni, ad esempio:

    The documents posted on E-LIS archive are protected by copyright, retained by the authors, or by other ownerships. Authors or Publishers control translation and reproduction rights to these works. However, users of the works are granted permission for individual, educational research, and non-commercial reproduction under national, foreign, and international laws on Copyright.

    Ok, sostanzialmente questa è assimilabile a una creative commons by-nc-nd.
    Potrebbe essere una buona idea prevedere, nell’inserimento dati, un menù a tendina (obbligatorio) per la scelta della licenza da applicare, usando proprio la cc-by-nc-nd come scelta di default. La presenza di questa scelta, a mio avviso, stimolerebbe nell’autore una riflessione su quale licenza applicare ed è ipotizzabile e auspicabile che questo favorisca una diffusione maggiore di licenze che permettano un accesso aperto e libero alla conoscenza e non meramente gratuito.

  • E veniamo al secondo punto.
    L’inserimento di opere da parte di persona diversa dall’autore.
    Posso affermare con relativa sicurezza che in buona parte dei casi si tratta di “banale” violazione di copyright: slide di corsi, interventi ai convegni etc. inseriti senza che l’autore sappia alcunché (e questo non lo ipotizzo, ma lo so, avendo chiesto ai diretti interessati).
    Ma il punto focale non è questo, il punto è ancora una volta la licenza.
    Per poter inserire materiale di cui non si è autori bisogna dichiarare che il materiale è di dominio pubblico. Tratto dalla submission policy di E-LIS:

    For work being deposited by someone other than its author:
    I hereby declare that the collection of files and associated bibliographic metadata that I am archiving at E-LIS is in the public domain. If this is not the case, I accept full responsibility for any breach of copyright that distributing these files or metadata may entail.

    Ora, non so se ciò avvenga per faciloneria o per ignoranza nelle licenze (motivo per cui, anche nell’inserimento, la questione licenze dovrebbe essere enfatizzata), ma “public domain” non significa che sia disponibile altrove su internet o che il materiale sia stato distribuito a un convegno pubblico o a una lezione. Public Domain (si veda la voce su wikipedia e la public domain certification su creativecommons.org) è una licenza di copyleft che, per fare un esempio legato al software, è assimilabile alla licenza MIT o alla BSD License originale. Tra l’altro, in Italia, la public domain sarebbe limitata dall’esistenza dei diritti morali sull’opera, inalienabili.
    In pratica è possibile prendere una lezione, un preprint, un qualunque documento inserito sotto public domain, stamparlo, pubblicarlo a proprio nome e rivenderlo.
    E-LIS si cautela con quel “I accept full responsibility for any breach of copyright”…simili clausole sono presenti anche nella submission policy di youtube, tuttavia la Walt Disney va in assetto da guerra da Google, non da chi ha inserito il materiale.
    A mio avviso è necessaria una ferma presa di posizione, in questo caso, e rifiutare tutti gli inserimenti effettuati non dall’autore tranne i casi in cui lo stato di public domain sia esplicitamente dichiarato (non da chi inserisce) e provato.