Strategia Push vs Pull: cambiamento di rotta?

Generalmente sono sempre stato convinto che la strategia pull fosse quella maggiormente adeguata, questo sia in Biblioteca, sia in Archivio, sia in altri campi.

Nella mia breve vita di utente gnu/linux (3-4 anni ormai) non ho mai spinto nessuno, nonostante venga talvolta additato come “talebano”, per l’adozione di questo sistema operativo (la così detta, con termine orribile, evangelizzazione), ma ho sempre aiutato (nel limite, basso, delle mie competenze) chi avesse imboccato quella strada.

Così in biblioteca e in archivio non ho mai spinto per una tecnologia, ma (anche attraverso i contatti di questa “finestra”) ho offerto (just for fan, come hobby, il mio lavoro è il dottorato) supporto.

Mi rendo sempre più conto che questa strategia possa essere fallimentare: sia con gli utenti finali (e qui ricorro a esperienze di terzi, non avendo, finora, avuto molti contatti con l’utenza), sia nei confronti degli operatori stessi (bibliotecari o archivisti).

Questo si tramuta in una sorta di inerzia che lascia sfumare e procastinare una serie di possibilità e opportunità (o, la to utenza finale, si traduce in uno scarsissimo utilizzo di risorse, quali banche dati etc., che costano davvero tanto).

Perché scrivo questo?
Nel marzo 2008, in occasione di SoftXbib 2008, ho presentato LibXITA un progetto di personalizzazione per le biblioteche italiane di LibX.

L’intento era quello di espandere l’utilizzo di LibX in Italia.
Sostanzialmente lo scarso interesse iniziale e il poco tempo libero ha fatto sì che libxita non venisse più aggiornata lato codice e che, quindi, queste personalizzazioni (alcune, credo, interessanti, come l’interrogazione automatica dei cataloghi via ajax) si riflettono esclusivamente nella barra di ricerca dell’Università Bicocca, la Bibliobar.

Il mio interesse verso LibX e verso il favorire un suo utilizzo in Italia non è scemato (si veda anche LibX e i cataloghi personalizzati e LibX e SBN – LibX e Sebina).
Ma ad oggi sono bene poche le università o biblioteche che si stanno muovendo (registro iniziative, interesse e primi passi dell’università di Siena e dell’università di Torino), sia per difficoltà con lo strumento, sia perché queste sono iniziative dei signoli, sia perché non si vuole disturbare altri (nel caso specifico me), sia perché simili progetti spesso e volentieri si fanno nel tempo libero (e di sicuro non posso biasimare chi dopo 8 ore di lavoro trovi poco rilassante passarne altre 4 al pc).

Da oggi, quindi, personalmente adotterò, per questo caso specifico la strategia push: nel tempo libero creerò versioni di libx per diverse biblioteche (se volete, “just in case”… senza aspettare il “time” che lo richieda), sperando poi possono servire ai diversi operatori (il mio push non arriva a tal punto, almeno  per ora, di degenerare nello spam verso le singole biblioteche… ma non è detto… ;-) ).
Questo servirà a me, per crearmi conoscenza su come implementare in libx i diversi cataloghi italiani, non sempre supportati e, magari, potrà servire a qualche biblioteca.

Tutto questo nell’ottica anche della futura LibX 2.0, che promette di rendere facilmente implementabili tutte quelle personalizzazioni che sono state incluse con modifiche radicali al codice nella bibliobar.

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One thought on “Strategia Push vs Pull: cambiamento di rotta?

  1. Pingback: Libx: UniUD « Cultural Heritage E-Libraries and Archives

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