Mi limito a segnalare alcune risorse sull’argomento per poi ritornarci in seguito:
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un’ottima panoramica dei così detti SOPAC (Social Opac) è offerta dall’articolo di Andrea Marchitelli e Tessa Piazzini, OPAC, SOPAC e social networking: cataloghi di biblioteca 2.0? uscito nel numero di marzo del 2008 di Biblioteche Oggi e disponibile all’indirizzo <http://www.bibliotecheoggi.it/content/20080208201.pdf>.
Dal mio punto di vista l’articolo riassume chiaramente le tematiche e le sfide in oggetto, inoltre presenta alcuni dei “sopac” più in voga recentemente (come Scribio erede di WPOPAC di cui ho parlato spesso in passato, AFI OPAC 2.0, VuFind e Aquabrowser di cui parlai, a suo tempo, nella mia tesi specialistica evidenziandone alcuni difetti che, oggi, mi sembrano in buona parte corretti). L’unico appunto che mi sento di muovere all’interessantissimo articolo riguarda la Ann Arbor District Library che utilizza SOPAC, che non definirei una versione modificata di WPOPAC in quanto partono da basi diverse e da CMS diversi WP vs Dupral (si veda AADL.org Goes Social), creato da John Blyberg. Attualmente credo che i due progetti condividano al limite qualche funzione e classe di xml-opac, ma potrei sempre sbagliare, cosa peraltro abbastanza frequente
). La lista, da aggiornare (è di fine 2007), delle implementazioni di Scriblio (fu WPOPAC) è disponibile su about Scriblio, sicuramente va aggiunto alla lista quantomeno openlibrary. - Recentemente, affianco ai software appena citati, nelle mailing list c’è molto interesse per BiblioCommons, su cui mi riservo di esprimere un parere e, al momento, segnalo solo alcune risorse:
- l’homepage di BiblioCommons attualmente scarna e con poche informazioni o link utili
- BiblioCommons Goes Live, un post sul blog The Shifted Librarian in cui si indicano le principali novità e alcuni screenshot. The Shifted Librarian si era occupato già in passato del progetto di Beth Jefferson
- L’opac della Oakive Pubblic Library di Ontario, prima (e attualmente unica) implementazione di BiblioCommons, punto di partenza per chi volesse esplorare le potenzialità del progetto
- L’intervista di Udell a Beth Jefferson il fondatore di BiblioCommons e principale sviluppatore
