Open Access? Sì, ma ricordiamoci le licenze!

Soundtrack per il post: Eagle Fly Free – Helloween

Open Access…

Accesso aperto, libero, ma spesso direi (purtroppo) solo gratuito alla conoscenza…

Non è mia intenzione criticare nessuna esperienza di Open Access Archive, anzi, sono generalmente esperienze di estremo interesse e di sicura utilità.

Tuttavia voglio porre l’accento su una questione che da tempo alberga, minacciosa :D, dentro di me. L’uso delle licenze:

  • un repository come E-LIS non prevede nei numerosi campi da compilare nell’inserimento di nuovo materiale la voce licenza (neanche come opzionale). Questa situazione è comune a molti Open Access Archive e, di default, a diversi open-source digital archiving system.
    Credo di essere uno dei pochi, se non l’unico, ad aver esplicitamente indicato (nell’abstract non avendo altro campo disponibile) la licenza (nel mio caso la solita cc-by-sa) sotto la quale rilasciavo il mio lavoro.
    Nei casi in cui la licenza non viene indicata vige, ovviamente, “all rights reserved”, tutti i diritti sono riservati.
    E-LIS però prevede delle eccezioni, ad esempio:

    The documents posted on E-LIS archive are protected by copyright, retained by the authors, or by other ownerships. Authors or Publishers control translation and reproduction rights to these works. However, users of the works are granted permission for individual, educational research, and non-commercial reproduction under national, foreign, and international laws on Copyright.

    Ok, sostanzialmente questa è assimilabile a una creative commons by-nc-nd.
    Potrebbe essere una buona idea prevedere, nell’inserimento dati, un menù a tendina (obbligatorio) per la scelta della licenza da applicare, usando proprio la cc-by-nc-nd come scelta di default. La presenza di questa scelta, a mio avviso, stimolerebbe nell’autore una riflessione su quale licenza applicare ed è ipotizzabile e auspicabile che questo favorisca una diffusione maggiore di licenze che permettano un accesso aperto e libero alla conoscenza e non meramente gratuito.

  • E veniamo al secondo punto.
    L’inserimento di opere da parte di persona diversa dall’autore.
    Posso affermare con relativa sicurezza che in buona parte dei casi si tratta di “banale” violazione di copyright: slide di corsi, interventi ai convegni etc. inseriti senza che l’autore sappia alcunché (e questo non lo ipotizzo, ma lo so, avendo chiesto ai diretti interessati).
    Ma il punto focale non è questo, il punto è ancora una volta la licenza.
    Per poter inserire materiale di cui non si è autori bisogna dichiarare che il materiale è di dominio pubblico. Tratto dalla submission policy di E-LIS:

    For work being deposited by someone other than its author:
    I hereby declare that the collection of files and associated bibliographic metadata that I am archiving at E-LIS is in the public domain. If this is not the case, I accept full responsibility for any breach of copyright that distributing these files or metadata may entail.

    Ora, non so se ciò avvenga per faciloneria o per ignoranza nelle licenze (motivo per cui, anche nell’inserimento, la questione licenze dovrebbe essere enfatizzata), ma “public domain” non significa che sia disponibile altrove su internet o che il materiale sia stato distribuito a un convegno pubblico o a una lezione. Public Domain (si veda la voce su wikipedia e la public domain certification su creativecommons.org) è una licenza di copyleft che, per fare un esempio legato al software, è assimilabile alla licenza MIT o alla BSD License originale. Tra l’altro, in Italia, la public domain sarebbe limitata dall’esistenza dei diritti morali sull’opera, inalienabili.
    In pratica è possibile prendere una lezione, un preprint, un qualunque documento inserito sotto public domain, stamparlo, pubblicarlo a proprio nome e rivenderlo.
    E-LIS si cautela con quel “I accept full responsibility for any breach of copyright”…simili clausole sono presenti anche nella submission policy di youtube, tuttavia la Walt Disney va in assetto da guerra da Google, non da chi ha inserito il materiale.
    A mio avviso è necessaria una ferma presa di posizione, in questo caso, e rifiutare tutti gli inserimenti effettuati non dall’autore tranne i casi in cui lo stato di public domain sia esplicitamente dichiarato (non da chi inserisce) e provato.

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3 thoughts on “Open Access? Sì, ma ricordiamoci le licenze!

  1. Ciao,
    sono assolutamente d’accordo con l’idea che ispira il tuo post: nel mondo dell’accesso aperto il problema delle licenze e’ fondamentale, perche’ si tratta, in buona misura, di “educare” gli autori a conoscere e far rispettare i propri diritti dagli editori (e mi riferisco ai copyright transfer agreements) e quindi anche dagli editori open (che siano archivi o riviste).

    L’esempio che fai, pero’, non e’ a mio avviso del tutto corretto.

    Sulla possibilita’ di integrare licenze CC tra i metadati del deposito hai ragione: si tratta di un limite del software (dspace, tanto per dire, aggiunge la licenza CC scelta dall’autore nel corso del procedimento di deposito) e stiamo lavorando per sanarlo.

    Riguardo ai depositi fatti da altri, invece, ti devo proprio smentire: salvo errori, che vengono corretti quando ce ne accorgiamo o ci vengono segnalati, gli unici paper non depositati dai rispettivi autori sono quelli di convegni o riviste per i quali esistono accordi tra gli organizzatori (che invitiamo a sentire gli autori) ed E-LIS e vengono depositati dall’editor nazionale (me per l’Italia, ad esempio). In questi casi utilizziamo anche un account come Italian staff, per non ingenerare incomprensioni.

    Infine, la questione del pubblico dominio. Tecnicamente cadono nel pubblico dominio solo le opere per i quali sono trascorsi (in Italia) 70 anni dalla morte dell’autore e dalla prescrizione di eventuali diritti di terzi o per i quali l’autore rinuncia espressamente e anticipatamente all’esercizio dei diritti. Si tratta pero’ dei soli diritti economici, non di quelli immateriali, che sono inalienabili e irrinunciabili, quindi ripubblicare un’opera a proprio nome e’ comunque reato e gli eredi possono trascinare il reo in tribunale (che non lo facciano poi e’ un altro discorso…
    E’ come se io pubblicassi i Promessi sposi a mio nome… :-D

    Andrea Marchitelli
    Editor di E-LIS per l’Italia

  2. Innanzitutto grazie delle risposte e delle precisazioni:

    Riguardo ai depositi fatti da altri, invece, ti devo proprio smentire: salvo errori, che vengono corretti quando ce ne accorgiamo o ci vengono segnalati, gli unici paper non depositati dai rispettivi autori sono quelli di convegni o riviste per i quali esistono accordi tra gli organizzatori (che invitiamo a sentire gli autori) ed E-LIS e vengono depositati dall’editor nazionale (me per l’Italia, ad esempio).

    beh io di slide di lezioni inserite senza che l’autore ne sappia, tuttora, alcunché ne ho viste diverse (non mi assumo il ruolo del “delatore” di turno, però ;)), tuttavia il punto non è questo:

    Infine, la questione del pubblico dominio. Tecnicamente cadono nel pubblico dominio solo le opere per i quali sono trascorsi (in Italia) 70 anni dalla morte dell’autore e dalla prescrizione di eventuali diritti di terzi o per i quali l’autore rinuncia espressamente e anticipatamente all’esercizio dei diritti. Si tratta pero’ dei soli diritti economici, non di quelli immateriali, che sono inalienabili e irrinunciabili

    Public domain è, anche, un modo di rilasciare la propria opera (si veda ad esempio il modulo messo a disposizione da creative commons – e le differenze già segnalate per la legislazione italiana).

    Diverse immagini che uso in guide etc. sono public domain (prodotte da amici americani) e (non per cattiveria, ma proprio perché non lo so/ non viene indicata) non posso allegare neanche il nome dell’autore originario (direi e, spererei, vivo trattandosi di immagini piuttosto recenti :)).

    Questo per ciò che concerne la legislazione americana.
    In Italia, come ho segnalato (e come giustamente è stato ricordato), non si può mai applicare un public domain certificate, proprio per i diritti morali inalienabili (notare che lo stesso “problema” si pone nel caso delle creative commons e infatti viene spesso aggiunta, a seconda della legislazione, la dicitura “Nothing in this license impairs or restricts the author’s moral rights”).

    Tornando al caso di E-LIS io intendo: documenti inseriti dall’autore sono rilasciati, salvo diversa indicazione, sotto cc-by-nc-nd (non è così, ma è sostanzialmente equiparabile); documenti non inseriti dall’autore sono da considerarsi donati al pubblico dominio, quindi se, in Italia, non potrò pubblicare a mio nome “I promessi sposi” potrò benissimo pubblicare “La monaca di Monza” o “L’Ambleto” (esempi poco pertinenti, dovrei citare un’opera esplicitamente derivata e non si hanno grandissimi esempi nella letteratura, molti di più nel campo della documentazione e, forse, della musica).

    Ovvero potrò agire, se torniamo all’esempio del software come in presenza di una BSD license modificata oppure se vogliamo rimanere all’esempio delle creative commons si tratta, sostanzialmente, di una cc-by

    non che la cosa mi dia fastidio, anzi (pur preferendo licenze che mantengano libero il documento/software anche in futuro come la GPL o, per tornare ai documenti, la cc-by-sa)… ma era questo l’intento iniziale? e gli autori originari (parlando dei consenzienti, non degli “ignari”) ne sono consapevoli?

    Grazie ancora delle precisazioni
    Salvatore

  3. Pingback: Nasce JLIS « Cultural Heritage E-Libraries and Archives

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